Il miracolo dell'acqua tramutata in vino, buono e abbondante, è considerato da Gio-vanni come momento di rivelazione: è il primo dei segni, primo non solo in senso cronologico, ma come tipo, come radice e significato di tutti i segni che Gesù compirà . Per il quarto evangelista, i miracoli sono appunto segni, gesti che racchiudono un mistero e svelano la sua gloria di Cristo, Verbo incarnato.
Il commento alla seconda lettura della Liturgia della Parola
Non poteva mancare alla nostra meditazione di Avvento l'incontro con Maria di Nazaret. Tutto l'Avvento parla di lei, dei nove mesi di gestazione, di attesa silenziosa, di trasformazione interiore e non solo corporea per prepararsi ad accogliere dentro di sé e dare alla luce per il mondo il Figlio di Dio Gesù. San Luca, attento osservatore della Madre di Dio, eco fedele dei suoi sentimenti più intimi, rispetto all'evangelista Marco aggiunge i primi due capitoli del suo Vangelo, chiamati 'Vangeli dell'infanzia'.
Gesù viene: è l'Avvento del Signore, il suo arrivo promesso, desiderato e ora vicino. L'evento più straordinario vissuto dal mondo e dalla storia umana. Il Dio eterno decide di entrare nel tempo, la Parola unica e pura decide di scomporsi nella molteplicità e poliedricità delle parole umane. Giovanni inizia a predicare nel deserto della storia umana, nell'aridità di tanti cuori che non aspettano più niente.
Il tempo dell'attesa della venuta di Colui che amiamo e che ci ama, l'Avvento, si popola lentamente di persone. Non veniamo lasciati soli con il nostro sguardo proteso in avanti a scrutare la notte in attesa dei primi segni dell'alba, non siamo lasciati soli a scoprire le tracce di una venuta che riempie la nostra vita di luce e di gioia. Gesù promette solennemente di venire tra noi, annuncia il suo arrivo tramite alcune voci umane che si fanno veicolo del suo messaggio, attraverso presenze profetiche che ne anticipano a volte i gesti.
Due settimane fa abbiamo letto la versione di Marco dello stesso discorso, che ora ci viene riproposto all'inizio dell'Avvento, del nuovo anno liturgico in cui saremo accompagnati dalle pagine dell'evangelista Luca. Abbiamo già visto come si tratti di un discorso importante sulle 'cose ultime' (escatologia), cioè sulle realtà definitive, che non passano, fondamentali per capire e vivere bene la nostra vita di credenti.
Se la massima autorità del popolo di Israele avesse potuto condannare Gesù alla pena capitale, non avremmo mai avuto nel Vangelo questo brano, riportato dall'evangelista Giovanni, con il quale si chiude il nostro anno liturgico. La festa di Cristo Re, come ogni anno, ripropone dunque alla nostra attenzione e devozione la meditazione su questo incontro tra Gesù e la massima autorità del potere civile del tempo, il Prefetto della Giudea Ponzio Pilato (non procuratore, come detto dallo storico Flavio Giuseppe).
Nella penultima domenica del Tempo Ordinario giungiamo al capitolo tredicesimo della nostra lettura continua del vangelo di Marco, l'ultimo capitolo prima dei racconti di Passione e Risurrezione con i quali l'evangelista chiude il suo Evangelo. Questo capitolo è conosciuto come il discorso escatologico (sulle ultime cose) di Gesù, in privato. Si tratta di un insegnamento ufficiale di Gesù, che si siede come un maestro sul Monte degli Ulivi, e di fronte al Tempio risponde alla domanda di un piccolo cerchio di discepoli, i quattro apostoli della prima ora, i primi chiamati.
Nella penultima domenica del Tempo Ordinario giungiamo al capitolo tredicesimo della nostra lettura continua del vangelo di Marco, l'ultimo capitolo prima dei racconti di Passione e Risurrezione con i quali l'evangelista chiude il suo Evangelo. Questo capitolo è conosciuto come il discorso escatologico (sulle ultime cose) di Gesù, in privato. Si tratta di un insegnamento ufficiale di Gesù, che si siede come un maestro sul Monte degli Ulivi, e di fronte al Tempio risponde alla domanda di un piccolo cerchio di discepoli, i quattro apostoli della prima ora, i primi chiamati.
Gesù ha terminato le discussioni pubbliche con coloro che detengono il potere a Gerusalemme, la capitale, in modo particolare nel cuore della città santa, il recinto sacro del Tempio. Vi era entrato all'inizio del capitolo undicesimo, e con il brano di oggi vi uscirà definitivamente. Segue infatti nel Vangelo di Marco solo più il discorso privato per i suoi, sul monte degli Ulivi, che leggeremo la settimana prossima (cap. 13), e poi Gesù si consegnerà al silenzio per l'estrema testimonianza di amore e dono di sé, con la passione, morte e risurrezione (dal capitolo 14).
Gesù è entrato nella città santa, sta avviandosi al termine della sua vita terrena, sta completando l'opera, raggiungendo il fine della sua venuta e del suo operato in mezzo a noi, come uomo. Accolto da una inaffidabile folla come Re Messia, nella famosa scena con parecchi particolari che facevano ricordare il Re Davide, Egli affronta però ben presto ciò che lo attende. L'incontro-scontro con chi detiene il potere cultuale e politico è dietro l'angolo.